Come riconoscere il pellet di qualità?

Come riconoscere il pellet di qualità?

Viviamo in un’epoca di forte attenzione per l’ambiente, che si trasmette e delinea in ogni aspetto della nostra vita.

Dal carburante che utilizziamo per rifornire le nostre auto ai cibi che mettiamo in tavola ogni giorno, finendo ai dispositivi e ai relativi materiali che utilizziamo per scaldarci nelle giornate più gelide di questi inverni particolarmente rigidi che ci stanno interessando negli ultimi anni, tutto è focalizzato ad avere un impatto minimo sull’inquinamento globale e su un utilizzo sapiente e rispettoso delle risorse che abbiamo a disposizione.

Ecco perchè scegliere un pellet di qualità è così importante, senza contare la componente economica e relativa alla salute che controbilancia l’intero equilibrio: perchè un risparmio iniziale può essere collegato ad una maggiore spesa complessiva futura o, peggio, ad un compromesso da fare con il proprio benessere e con quello delle persone a cui teniamo di più.

Scaldarsi con il pellet è ecologico

Il pellet è un biocombustibile addensato, generalmente di forma cilindrica, ottenuto da biomassa polverizzata, con o senza additivi di pressatura; questa biomassa, a sua volta, non è altro che il ricavato dalla segatura essiccata. Si tratta, quindi, a tutti gli effetti, di un combustibile di riciclo. È utilizzato per stufe di ultima generazione, sostituendo i ceppi di legno.

Fortunatamente, le proprietà dei componenti legnosi del pellet consentono di ottenere un prodotto compatto senza aggiungere additivi e sostanze chimiche estranee, mantenendo il risultato di un ottimo combustibile ad alta resa.

Grazie alla pressatura, tra l’altro, il potere calorifico del pellet, a parità di volume, è circa doppio di quello del legno. Un bel vantaggio, considerando anche che la produzione non è legata all’abbattimento di alberi interi, poichè i pellets si ottengono tramite riciclo di materiali di scarto (segatura, scarti di lavorazione di falegnameria etc).

In commercio ne esistono varie tipologie, che vanno da un materiale di altissima qualità ad uno meno pregiato, creato appositamente per realtà industriali. Nello specifico, secondo la certificazione ENplus (società operativa nel settore dell’efficienza energetica che si occupa proprio della certificazione del pellet), esistono tre categorie:

  1. A1 (il più pregiato in assoluto);
  2. A2 (medio);
  3. B (destinato ad uso industriale).

Questi tre livelli vengono classificati attraverso la valutazione di alcune caratteristiche specifiche che andiamo ad esaminare insieme.

Umidità

Un buon prodotto presenta un’umidità inferiore, di solito, al 15%; per stare tranquilli, però, bisogna evitare di superare il 10%: questo garantisce una corretta pressatura.

Ceneri

Una percentuale di ceneri alta (oltre il 3%) implica un pellet molto scadente: si tratta, infatti, del residuo derivato dalla combustione, che deve essere il più basso possibile poichè collegato, ovviamente, alla questione rifiuti e, quindi, all’ambiente. È un fattore assolutamente dipendente dalla tipologia di biomassa impiegata per forgiare i cilindretti.

Materia prima

In genere, le categorie più pregiate di pellet provengono da legna vergine, come tronchi, cortecce e residui non trattati chimicamente; soltanto il pellet indirizzato ad uso industriale può derivare da legno di prima lavorazione (e, quindi, ovviamente costare meno).

Potere calorifico

Come abbiamo visto, il pellet ha la caratteristica di possedere un potere calorifico anche doppio della semplice legna; bisogna, però, sapersi orientare tra i numeri forniti dai rivenditori: in genere, un buon range si trova tra i 4.7 e i 5 kWh/Kg.

Caratteristiche estetiche

Sebbene sia stato sfatato il mito secondo il quale la qualità del pellet dovrebbe dipendere dal suo colore, è bene specificare che una confezione può essere valutata anche all’impronta, osservando sbriciolature e rigidità: un buon prodotto da portare a casa presenta poche polveri e una morbidezza al tatto capace di far spezzare un cilindretto con facilità.