Il pellet è l’alleato delle nostre foreste

Che il clima italiano stia profondamente e repentinamente cambiando, nel corso degli anni, è sotto gli occhi di tutti: tempeste improvvise, nevicate portentose e eventi meteorologici davvero imprevedibili stanno flagellando a cadenze regolari anche il Sud, da sempre terra di mare e sole.

Tutto questo sta provocando non solo danni alle città e alle persone (una contingenza che si lega al fatto che le nostre strutture non sono state progettate con l’intento di resistere a determinati fenomeni atmosferici), ma anche alle foreste, che si ritrovano sempre più spesso preda di incendi di dimensioni mastodontiche, difficili da spegnere e molto facili, invece, a creare ingenti danneggiamenti quasi permanenti.

Questo, ovviamente, non accade solo nel nostro Paese: basti pensare a quanto accaduto lo scorso anno a Malibù e in Australia; proprio per questo, l’argomento è stato anche materia di discussione all’ultimo vertice sull’ambiente delle Nazioni Unite.

Budget e manutenzione

Come sempre, la questione si dipana intorno alle solite componenti: gestione, manutenzione, riciclo, budget.

In effetti, sembrerebbe proprio che manchino le risorse necessarie per intervenire a fare una manutenzione regolare alle nostre foreste, anche a causa del salasso dei fondi in occasione di questi eventi improvvisi che non solo falciano tantissimo patrimonio verde delle nostre regioni, ma tengono per di più impegnata una cospicua quantità di personale.

Tenendo presente che molti di questi fuochi cominciano a prendere piede proprio a causa della conseguente incuria creata da questo circolo vizioso, quindi, si è pensato ad un impiego di quel sottobosco e di quelle sterpaglie che potrebbe diventare fruttifero: ed è da lì che è nata l’idea del pellet.

Questo biocombustile, infatti, com’è noto viene realizzato proprio a partire dagli scarti del legno, anche di bassissima qualità, chiamato semplicemente a bruciare per diffondere il calore in casa o in ufficio. Perché, quindi, non pensare di inserire nella sua catena di montaggio proprio tutti i “sottoprodotti” delle foreste, creando una nuova fonte di guadagno per il loro stesso sostentamento?

In questo modo l’Italia potrebbe anche vantare una produzione propria di pellet molto maggiore di quella attuale, potendo intervenire – a km0 – nel re-settaggio delle energie impiegate anche dalle grandi aziende e diventando parte, insomma, di un nuovo trend più ecologico per tutto il Paese.

Una direzione che, in fondo, dovremmo comunque prendere per soddisfare i prossimi obiettivi europei.

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