Il caffè diventa pellet

Ci sono infinite ragioni per le quali optare per l’installazione di una stufa a pellet e altrettante per informarsi al meglio sulla natura e l’essenza del prodotto che si porta a casa.

Questo perché ci si deve assicurare che si tratti di una biomassa certificata, che rispetti tutti gli standard previsti dalla normativa e, soprattutto, che provenga davvero da un’opera di riciclo tramite pressatura di segatura e scarti di legno/vegetali non trattati e non contaminati, quindi, da alcuna sostanza nociva (che potrebbe, altrimenti, liberarsi durante la combustione).

Un punto che ha sempre interrogato gli ambientalisti, però, è quello riguardante il processo che porta alla realizzazione del pellet: la raccolta dei materiali da impiegare, la lavorazione industriale, il trasporto…

Per questo, sempre più aziende stanno facendo in modo di trovare dei vegetali la cui coltura non impatti l’ambiente né a livello di emissioni né a livello “morale” (si potrebbe finire per coltivare campi destinati alle biomasse, perdendo di vista l’utilizzo di quegli stessi spazi per colture alimentari, ad esempio): ma non parliamo solo delle Herbal Crops di cui ci siamo occupati qualche tempo fa, ma di qualcosa di ancora più ingegnoso e a prova di riciclo.

Il caffè!

Un riciclo intelligente dei fondi di caffè

L’iniziativa è tutta londinese e sta già facendo parlare di sé.

Le aziende First Mile e Bio-Bean, infatti, hanno dotato tutti i coffee shop della famosa catena Caffè Nero della città (e, ultimamente, anche delle caffetterie Costa Coffee) di sacchi per la raccolta di fondi di caffè, mirando ad ottenere in un anno ben 98 tonnellate di pellet da 218 tonnellate di scarti umidi. Con una quantità del genere, si è stimato che si potrebbero riscaldare addirittura 453 abitazioni per un anno intero!

Le ambizioni sono molto superiori: coinvolgere altre città nell’iniziativa e addirittura parlare di biodiesel.

Ma esistono anche realtà nostrane che si fondano proprio su questa ideologia, come la startup modenese Oltrecaffè che si pone l’obiettivo di riutilizzare proprio gli scarti dei chicchi neri più amati del mondo, riciclandone i fondi per ottenere un pellet Made in Italy e biologico al 100%; questo alleggerirebbe anche il carico di acquisti dall’estero, visto che il nostro Paese è il principale importatore d’Europa, con un consumo quasi quattro volte pari alla sua produzione.

Non ci resta che attendere i prossimi sviluppi.

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