Emilia e Piemonte dicono stop ai pellet a tre stelle

Il pellet è una biomassa grazie alla quale le case e gli uffici di tutto il mondo possono riscaldarsi senza inquinare e senza l’impiego di carburanti fossili: già questa è, a suo modo, una piccola ma grande rivoluzione.

Per essere sfruttato, però, questo materiale ha bisogno di essere bruciato in dispositivi appositi, come stufe, caldaie e camini, che avranno, ovviamente, una certa classe energetica, oltre che emissiva.

Proprio per questo, l’Emilia Romagna e il Piemonte hanno deciso di vietare la vendita e l’installazione di generatori di calore a pellet, a meno che non appartengano ad una classe emissiva semi-eccellente.

La nuova disciplina regionale

Potenza inferiore a 35 kW e stufe a pellet di qualità pari o superiore alle 3 stelle: sono questi i dispositivi installabili negli edifici piemontesi dal 1° Ottobre 2018; nella stessa data del 2019, invece, sarà vietato anche l’utilizzo di generatori da meno di tre stelle, oltre che il pellet non certificato.

Nell’attesa che la nuova disciplina vada in vigore, è possibile controllare le caratteristiche del proprio impianto sul relativo libretto oppure online, sul sito web del marchio di fabbrica. Nella regione sono già routine gli accertamenti e le ispezioni portate avanti dalle autorità competenti, con l’idea di condurre anche un contemporaneo censimento per aggiornare le informazioni del Catasto degli impianti termici.

In Emilia-Romagna, il divieto è scattato il 1° Ottobre (e durerà fino al 31 Marzo 2019) per gli abitanti dei comuni di altitudine inferiore a 300 metri dal livello del mare, per chi vive in residenze che ospitano sistemi alternativi di riscaldamento e per l’impiego in impianti di classe inferiore alle due stelle (“focolari aperti o che possono funzionare aperti“). I dettagli sono più o meno gli stessi di quelli previsti dal Piemonte: potenza inferiore a 35kW e impianto classificato tra le 2 e le 5 stelle (quindi più recente). Dal prossimo anno, invece, si arriverà a multare anche classi inferiori alle 3 stelle.

Tutto questo nasce da alcuni provvedimenti analoghi già attuati, ad esempio, in Lombardia e Veneto, con uno sguardo al “Protocollo per la Qualità dell’Aria“, dove le multe possono arrivare anche a 500 euro; l’idea è di avvantaggiare soluzioni efficienti, sostenibili e certificate, favorendo un riscaldamento globale più attento alle esigenze del pianeta e all’inquinamento delle nostre città.

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