Cosa significa “pellet di conifera”?

Di pellet esistono tantissime varietà, poiché si tratta di una biomassa che si origina dagli scarti di legno e falegnameria di moltissimi tipi di essenze.

Essenze che, ovviamente, devono essere quanto più funzionali possibile alla combustione, alla resa in calore e al potere calorifico in generale, giustificando l’utilizzo di queste risorse naturali all’interno delle stufe predisposte.

Ci siamo spesso interrogati su quale tipologia di cilindretti sia migliore, se quella di faggio o di abete, se quella più chiara o scura, ma cosa si può dire, invece, del pellet di conifera?

Conifera, una grande famiglia di piante

Fermo restando che sono proprio latifoglie (alberi dalle grandi foglie, che si oppongono agli aghifoglie) e conifere le famiglie di alberi più interessate per la forgiatura dei cilindretti di pellet, cosa c’è da sapere su questo secondo gruppo?

Innanzitutto, una particolarità: si tratta di piante vascolari, così definite perché attraversate da veri e propri vasi che portano acqua e nutrimenti all’intero apparato. Sono coinvolte in moltissimi settori della produzione umana, incluso quello della carta e dei combustibili, e si trovano allo stato naturale in quasi ogni angolo del mondo.

Ne fanno parte, tra gli altri alberi, anche pini ed abeti, molto impiegati proprio nell’industria del pellet, ed è proprio qui che ci sono delle sottocategorie che vale la pena esaminare.

L’abete, infatti, esiste in varie tipologie: l’abies di forma conica (aghi spessi, flessibili e a spazzola e pigne allungate), il picea (fogliame denso, rametti pendenti, aghi sporgenti e particolarmente aguzzi, di sezione quadrangolare, pigne con squame irregolarmente arrotondate), di cui esistono altri sottogruppi tra cui l’albero di Natale, e il pinus (aghi riuniti in fascetti, pigne pendule e tondeggianti con tanto di pinoli).

Confrontando abete rosso, bianco e pino marittimo, si scopre che, a parità di umidità, il potere calorifico più alto si trova proprio in quest’ultimo, ma il pellet, in genere, viene prodotto da segatura o cippato, entrambi ridotti in polvere per essere lavorati; anche questo processo produttivo, insomma, influisce sul risultato finale. La taratura dell’impianto, la bravura del tecnico, l’umidità della materia prima durante e dopo la lavorazione sono tutte variabili che vanno assolutamente prese in considerazione quando si cerca la qualità ideale da portare a casa: a parte questi accertamenti del tutto soggettivi (ma oggettivi da riscontrare), quindi, possiamo dire che la grande famiglia delle conifere si rivela, comunque, un’ottima materia prima per la forgiatura dei cilindretti di combustibile naturale.

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