Come si produce il pellet?

Come si produce il pellet?

Il pellet è, come abbiamo visto, una biomassa in grado di riscaldare, con un’ottimo potere calorifico, in maniera completamente naturale e, quindi, senza avere impatto negativo sull’ambiente.

Trattandosi di materiale proveniente da riciclo di segatura, falegnameria ed altra materia prima legnosa, si capisce come nella sua produzione siano coinvolti non solo una pressatura, ma anche un innalzamento poderoso delle temperature per dare vita al prodotto finito come lo conosciamo: quei cilindretti leggeri, che sembrano quasi plastificati, che alimentano le nostre stufe domestiche o industriali.

Cerchiamo di capirci di più.

Produzione industriale

A livello industriale, il pellet si produce comprimendo meccanicamente residui agricoli, rifiuti di falegnameria e legna vergine, attraverso un mulino, ovvero una macina, nella quale il materiale raggiunge temperature molto elevate: questa contingenza fa sì che la lignina, contenuta nella parete della cellula vegetale del legno, si sfaldi, diventando una sorta di collante naturale e ricoprendo, quindi, la materia legnosa con quella superficie lucida e dura che ben conosciamo; nulla di plastico o di non ecofriendly, insomma, si tratta di un puro processo meccanico!

Conclusasi questa fase, poi, il materiale viene fatto passare attraverso dei fori (di grandezza dai 6 agli 8 millimetri, a seconda della richiesta dei clienti) per ottenere la forma cilindrica che caratterizza questo biocombustbile, chiudendo il ciclo con il confezionamento e la distribuzione per la vendita all’ingrosso o al dettaglio.

Produzione casalinga

Trattandosi di puro materiale di riciclo, il pellet può anche essere prodotto in casa, anche se è fondamentale comprendere che, manualmente, non è possibile raggiungere quantitativi importanti e, in ogni caso, è fondamentale la presenza di un giardino o, perlomeno, di un garage dove svolgere questa attività.

Oltre alla legna e alla segatura, nella produzione domestica, si può utilizzare anche il cippato, legno ridotto in scaglie di dimensioni variabili, prodotto a partire da tronchi e ramaglie attraverso una cippatrice.

A sua volta, però, per produrre quantità considerevoli di prodotto, è necessario disporre di una pellettatrice domestica, il cui costo si aggira, per un buon modello, anche intorno  qualche migliaio di euro, per cui deve essere un investimento fatto con cognizione: chi abita in campagna, ad esempio, può raccogliere materiali di sfalcio e seccarli, per poi inserirli nel macchinario ed ottenere, in ritorno, un prodotto di altissima qualità; certo, si potrebbero anche usare dei rulli a pressione, ma la resa sarebbe bassissima, la fatica tantissima e con il materiale accumulato ci si potrebbe riscaldare per troppo poco tempo.

L’ideale, quindi, è studiare la propria situazione e valutare come regolarsi per ottenere il miglior risparmio economico, di energie e di stress, senza rinunciare, però, ad una casa calda ed accogliente anche nei periodi di gelo invernale!